Ciechi e sordi alla meta

Il piccolo Ahmed doveva consegnare una missiva importante per suo padre nel villaggio vicino: la distanza non era poca ma la strada, nonostante qualche deviazione ingannevole, concedeva un buon riposo e una discreta ottimizzazione del tempo.

 

Ciechi e sordi alla meta, un racconto di Matteo Tuveri (picture CC0 Public Domain: Breviario di Maria di Savoia, 1430)Ahmed teneva stretta la lettera nella mano destra e con l’altra si dava coraggio calcando l’estremità di un piccolo bastone sulla terra argillosa del sentiero. All’inizio del percorso si era imbattuto un una scimmia colorata, che gli aveva sussurrato quanto lei sarebbe stata più veloce nel consegnare la lettera: a che scopo insistere con i suoi piedi così piccoli, quando lei, sgargiante e veloce, avrebbe potuto fare la stessa identica cosa in metà del tempo?

Il ragazzo si sentì tentato e, tormentato un sasso con il piede, dopo lungo esitare decise che avrebbe proseguito. La scimmia colorata se ne andò, sussurrando qualcosa in merito all’incapacità di Ahmed di fare quanto promesso al padre.

A quasi metà del percorso, due viandanti, uno dei quali apparentemente molto ricco – aveva infatti le dita elegantemente ornate da anelli – chiesero al ragazzo dove andasse e saputolo, gli dissero che in quel villaggio un grosso lupo stava mietendo vittime fra gli animali e le persone. Gli sconsigliarono di avventurarsi ulteriormente e di ritornare indietro. Ahmed guardò il sole alto sulla sua testa e si disse che, se avesse proseguito di buona lena, sarebbe comunque giunto a destinazione evitando la notte e dunque gli assalti dell’animale feroce.

Decise di proseguire, mentre i due uomini sussurravano fra loro alcune cose riguardo l’incapacità dei giovani d’oggi di valutare bene le situazioni.

Ciechi e sordi alla meta, un racconto di Matteo Tuveri (picture CC0 Public Domain)Oltre la metà del percorso, Ahmed incontrò una persona sorridente che, avendole offerto un po’ d’acqua e un pezzetto di saporito formaggio di capra, gli consigliò di non proseguire, ma di fermarsi presso una palma, in prossimità di un piccolo torrente. Il ragazzo rifiutò immediatamente e la persona gli si rivoltò contro, dicendogli che la sua mediocrità lo avrebbe rovinato.

– “Sei sempre stato un mediocre, lo sai? Pensa a quante cose avresti voluto fare e non hai fatto. Continua così, perdente!”
– “Ti ringrazio per le parole, ma proseguirò”, rispose il ragazzo.

Detto questo, Ahmed, sentendosi stufo dei continui incontri, che lo avevano fatto rallentare, constatato che la strada fosse dritta, con pochi sassi e tutti sul bordo; decise di bendarsi gli occhi e tapparsi le orecchie. Prese la cintola di seta, se la legò sui bellissimi occhi neri e sistemò nel padiglione auricolare dell’orecchio destro, e poi sinistro, due piccoli pezzetti di mollica di pane.

Resosi così sordo e cieco, proseguì muto verso il villaggio.

Inutile il tentativo di due corrieri a pagamento che, dietro piccolo corrispettivo, avrebbero voluto compiere per lui la missione; vane le richieste di una donna che chiedeva aiuto per una brocca d’acqua cadutale vicino al ruscello; del tutto inascoltate le recriminazioni di un vecchio che cercò di spiegargli quanto sarebbe stato impossibile giungere a destinazione (mentre altri, ovviamente, lo avrebbero fatto meglio di lui).

Ciechi e sordi alla meta, un racconto di Matteo Tuveri (picture CC0 Public Domain: Le tre scimmie sagge, Tōshōgū shrine, Nikkō, Japan)Il ragazzo, ora cieco e sordo, proseguì dritto verso la meta, senza aiuti, senza confronti, senza consigli, senza critiche alcune se non quelle provenienti dal proprio cervello e dalla propria coscienza.

Arrivò a destinazione leggermente in ritardo, scoprendo che nessun lupo aveva attaccato il villaggio e che, tutto sommato, il suo operato era stato corretto.

Ricevette in premio un bel piatto di cous cous alle verdure (e già pregustava le frittelle della zia, al suo rientro a casa). Mangiando pensò che aveva rischiato, aveva fatto le cose magari meno bene di altri, ma che, sordo e cieco, aveva mantenuto il sorriso e i nervi saldi.

(Matteo Tuveri© – All rights reserved)